
Uncinetto, vino novello, l’autunno che mi aiuta a riflettere su momenti di pace, il desiderio di godermi la vita nella sua poesia più estrema, nella quiete, nella gioia, nella gratitudine.
Il resto è tutto inutile.
E non ci sono arrabbiature importanti, o dolori insuperabili, o sconfitte accecanti. Solo la vita, con la sua scioccante e meravigliosa sorpresa quotidiana dell’esistenza.

stanchissima
e piena di energie
idee, cose da fare, vite da vivere
fortuna
in bilico tra un mondo pieno di amore
e un futuro pieno di amore
E dopo l’Undici Settembre
fu per sempre
Dodici Settembre.

Ci sono questioni che si risolvono dentro un’onda.
Per esempio la questione di Dio. La rassicurante ripetitività delle onde, ritmiche e schiumose.
Lì ho visto Dio.
Dopo tanto tempo.
Dio che stava nascosto dentro una conchiglia di vongola, e si infrangeva sulla battigia con il ritmo della vita.

Non posso fare altro che brindare alla vita. No io non penso sia magnifica, non penso sia stata onesta.
Posso struggermi dentro un profondo sentimento di ingiustizia. Lo posso fare. Sono titolata.
Posso essere arrabbiata per la voragine di vuoti e silenzi che mi si è scavata dentro. Lo posso fare. Sono titolata. Mi è successo.
Il fatto è che, tutto sommato, sono viva. Tutto sommato me ne frego.
Potrei pretendere la titolarità del dolore, potrei appendermi un cartello al collo: ehi gente guardatemi ho un vuoto immenso.
Ma tutto sommato me ne frego.
Mi piace piangere. Mi diverte sceneggiare la mia tristezza. E’ terapeutica la drammatizzazione del dolore.
Ma tutto sommato sono viva.
Adesso è meglio non perder tempo a soffrire.
Ho una vita da vivere.
Tutto sommato, sì, ora lo ricordo: ho una vita da vivere.